venerdì 21 febbraio 2014

Una parola al giorno: INCERTEZZA

INCERTEZZA è quando entri in un supermercato affollato e lasci l'ombrello all'ingresso, senza sapere se lo rivedrai...



"Signora, ma quello è il mio ombrello!"
"Eh?!"
"Quello è il mio ombrello!"
"Ah... sì ma il mio se lo sono preso..."
"E 'sticazzi?!"
Riprendo l'ombrello, vado via, ma sento il suo sguardo oltraggiato addosso, come se il ladro fossi io...


Morale: il problema è sempre lo stesso. Nessuno si assume mai le proprie responsabilità. Alla fine ci si ritrova tutti nella merda (o sotto la pioggia), ma la colpa è di qualcun altro... siamo un universo di vittime innocenti che cercando di strappare l'ombrello dalle mani del proprio vicino.
Sigh...

mercoledì 19 febbraio 2014

SANREMO (seconda serata)

(perseverare è diabolico, e anche un po' stupido... ma tant'è. Sempre in ordine cronologico, sempre barlumi di pensieri senza filtro)


  1. Ma Fazio non può fare domande intelligenti per contratto, o proprio non ci riesce?
  2. E' bello che un atleta della nazionale italiana non sappia parlare in italiano.
  3. Bello sarebbe se voi ci risparmiaste la fiera della retorica imbellettata e la sagra dei piccoli piaceri per essere felici.
  4. Peppe ti prego, dagliela 'na bottarella a quella, così finalmente sta un po' zitta...
  5. Noemi ha dato un nuovo - e drammatico - senso al concetto di autolesionismo.
  6. Il coretto etnico no, per pietà!
  7. Ma "un uomo è un albero" contiene forse qualche vaga allusione sessuale?
  8. Come si fa a far dirigere un museo a una con un tatuaggio così brutto? Ma soprattutto, non parlate di bellezza...
  9. E comunque, gli zombie di walking dead hanno più vitalità...
  10. Praticamente ci trasmettono pure a Westeros... stiamo facendo la nostra porca figura in mondovisione...
  11. Ma chi ha scelto le canzoni in gara?
  12. Ah! Ma sa fare anche le imitazioni? Wow!
  13. Ma cosa sta cantando questo? "C'è una macchia nel tuo bulbo oculare"? Amico mio te lo dico come lo direbbe Razzi: non preoccuparti per gli occhi il problema è al cervello.
  14. Il pubblico è in delirio... c'è coerenza tematica.
  15. Cioè... io a Franca voglio bene davvero, però non si può...
  16. Comunque a 94 anni voglio essere così.
  17. Gli uomini non dovrebbero tingersi i capelli.
  18. E basta co'ste imitazioni!
  19. Claudio se questa canzone non ti piace più, non la cantare. Non è che distruggendola in questo modo la migliori...
  20. Ma ce la farà col fiato? Ho paura che muoia in diretta.
  21. Forse la mia non era proprio paura.
  22. Non è chiaro quanto la standing ovation sia a favore di Baglioni e quanto sia contro i cantanti in gara.
  23. "Avevo preparato tante cose ma adesso sembra tutto sbagliato"... DA MO FABIO, DA MO!!!
  24. Ormai è acclarato che con l'età si diventa logorroici.
  25. L'anno prossimo aggiungeranno la regola che per partecipare tra le nuove proposte bisogna essere minorenni così, andando in onda dopo mezzanotte, potranno impedire ai concorrenti di esibirsi, tanto s'è capito che dei giovani non gliene fotte niente a nessuno.
  26. Ho fatto più tardi di ieri e me ne pento...


martedì 18 febbraio 2014

SANREMO (prima serata)

Pensieri che mi sono passati per la testa (rigorosamente in ordine cronologico)


  1. Non bisognerebbe mai cantare in un dialetto che non è il proprio
  2. Ma fare un omaggio a De Andrè con il figlio in gara non sarà un po' scorretto?
  3. Perché riprendono Arisa di profilo?
  4. Comunque che bocce...
  5. Ma questi simpatici siparietti tra Fazio e la Litizzetto ce li dovremo sorbire per tutto il festival?
  6. Pif batte Fazio 3 a 0
  7. Dite quello che volete ma per me la Casta è un rutto di donna.
  8. Non bisognerebbe mai cantare se non si sa cantare (o se proprio vuoi farlo, fallo nel cesso di casa tua e non in mondovisione)
  9. Ma cosa chiedi scusa? Non potevi pensarci prima e risparmiarci e risparmiarti questo inutile imbarazzo?
  10. Per sentire il terzo cantante in gara abbiamo dovuto aspettare le 22,30... ma è il festival della canzone o il festival della cazzata?
  11. Come faranno poi a capire se chi vota è davvero maggiorenne, boh?
  12. Chi è il parrucchiere di Antonella Ruggiero.
  13. La battuta sulle sigarette di contrabbando è davvero geniale... ne ho una io su te e su cosa dovresti fare coi sigari cubani...
  14. Ma chi è 'sto stronzo mascherato?
  15. Di nuovo 'sta storia della bellezza? Ma perché Fazio è così fissato? Una reazione alla Litizzetto?
  16. Prima della fine della serata Fazio riuscirà a fare una domanda intelligente?
  17. Ma cos'è successo a Cristiano De Andrè?
  18. Avrà anche smesso di fumare, ma ha triplicato gli alcolici...
  19. Confermo, fare l'omaggio a De Andrè col figlio in gara è stato estremamente scorretto... nei confronti del figlio (e anche del padre)
  20. In quanti si sono messi per scrivere questa canzoncina di merda?
  21. A 71 anni voglio essere così.
  22. Grillo che incolpa la RAI per la situazione in cui si trova il paese è la dimostrazione di un'acuta visione politica...
  23. La RAI è colpevole è vero, ma di questo orrido festival...
  24. Non ce la faccio più vado a letto...

domenica 16 febbraio 2014

MARIUS

Domenica 9 febbraio 2014, in una anonima famiglia di Copenaghen.

PAPA': Fai presto Søren che oggi ti porto allo zoo...
SØREN: Allo zoo, che bello!
PAPA': Sì, andiamo a salutare Marius.
SØREN: Marius?
PAPA': Esatto. Marius la giraffa.
SØREN: Wow! Bello... mi piacciono tanto le giraffe!
(pausa)
SØREN: E perché lo salutiamo, parte?
PAPA': In un certo senso...
SØREN: Cioè?
PAPA': Vedi... Marius è figlio di genitori consanguinei, e quindi per legge non può riprodursi, perché il suo DNA indebolirebbe le specie dello zoo...
SØREN: E quindi?
PAPA': E quindi oggi gli spariamo un colpo in testa e poi lo facciamo mangiare dai leoni!
SØREN: Cosa?
PAPA': E' per il bene della razza...
(Søren comincia a piangere)
PAPA': Ma dai non fare così...
SØREN: Ma povero Marius...
PAPA': Ma non si accorgerà di niente... e poi lo daranno in pasto ai leoni. Non ti piacciono i leoni? Pensa a Simba...
SØREN: Sì ma Simba non se le mangiava le giraffe...
PAPA': Amore è il grande cerchio della vita...
SØREN: Ma scusa papà... perché devono per forza ucciderlo? Non possono semplicemente evitare che si accoppi con altre giraffe?
PAPA': E che vita sarebbe?
SØREN: Perché?
PAPA': Amore sei ancora piccolo e non puoi capire... ma una vita senza sesso non ha ragione di essere... se io non potessi dare due bottarelle a tua madre, ogni tanto, sarei tanto tanto triste...
(Søren si asciuga le lacrime con una manca del maglione)
SØREN: E vorresti morire?
PAPA': Assolutamente sì!
SØREN: Sicuro?
PAPA': E poi pensa come saranno contenti i leoni!
SØREN: Ma non sentirà dolore vero?
PAPA': Scherzi. Un colpo in testa e via... non si accorgerà di nulla...
SØREN: E poi?
PAPA': Poi lo taglieranno a pezzi e lo daranno ai leoni... per...
SØREN: ...il grande cerchio della vita?
PAPA': Esatto!
SØREN: Uhm...
PAPA': Sarà bellissimo!
SØREN: Ok...
PAPA': Allora che dici, andiamo a salutare Marius?
SØREN: Andiamo a salutare Marius!!!

...

Ciao Marius... mi dispiace molto. Un bacio.


domenica 18 novembre 2012

Agente 007 Schìfol

Il buon agente 007 ci ha abituato da sempre a un elevato grado di implausibilità nelle sue eroiche avventure. Col nuovo corso “Daniel Craig” ci si era orientati verso un registro leggermente più realistico, spettacolare, è ovvio, stiamo sempre parlando di 007 e il pubblico ha delle aspettative, ma non completamente folle come nel caso dei più o meno illustri predecessori.

Questo terzo capitolo firmato da Sam Mendes, tuttavia, ritorna un po’ ai passati lustri, non tanto per l’assurdità delle scene d’azione, quanto per l’assurdità della storia in sé.
Ora, io lo so come funzionano queste cose: il pubblico vuole colpi di scena, azione, ancora colpi di scena, tanto ritmo, un po’ di fica, e un ultimo colpo di scena per chiudere in bellezza. Lo sceneggiatore, ai giorni nostri, è una specie frustrata alla perenne ricerca di un’idea, non nuova, perché ormai la novità è un’utopia, ma quanto meno leggermente originale e accattivante, per svoltare la giornata lavorativa e portare il risultato a casa. Soprattutto nell’ambito delle spy story, l’impresa è particolarmente ardua perché il pubblico si aspetta già tutto… è gente che è cresciuta a pane e Alias questa… gente che capisce e conosce. Ecco che, dunque, il meschino sceneggiatore, alla ricerca di una storia, si perde, si confonde, si lascia abbagliare e suggestionare dalla goduriosa ideazione di snodi tutto sommato ingiustificati e ingiustificabili a scapito di una logica basilare che, invece, dovrebbe prevalere su tutto. E qua non è che io voglia fare il “ragioniere” della sceneggiatura. La sospensione dell’incredulità la conosco, ci lavoro, la uso… ma va costruita con un minimo di attenzione. Non è che in suo nome si possano mettere in scena un gruppo di personaggi che agiscono a cazzo di cane, sperando che nessuno se ne accorga, perché in questo caso il risultato farà inevitabilmente cacare.
Ma veniamo al punto fondamentale.
L’intera ossatura di questo film si basa su due astuti piani, uno più idiota dell’altro.
In parole povere, sintetizzando, la storia è più o meno questa.
James è in missione: hanno rubato dei dati sensibili su agenti sotto copertura (una cosa nuova che non si era mai vista). Lui deve recuperarli, affronta il cattivone in un inseguimento jamesbondiano, ma al momento critico, per non correre rischi, M dà ordine a un secondo agente di far fuoco, anche se il bersaglio non è pulito e se, per intenderci, la sporcizia sulla linea di tiro è costituita proprio da 007. L’agente spara e, invece di colpire il cattivo, colpisce il nostro eroe che precipita nel vuoto e viene dato per morto. Ovviamente James è ancora vivo, ma deluso dalla mancanza di considerazione e fiducia che ha portato M a ordinare di sparargli, si prende un periodo sabbatico in cui beve, scopa e si imbolsisce… e fin qui, nulla da eccepire.
Il problema nasce quando la mente dietro il furto di quei dati, organizza un attacco contro la sede dell'MI6 facendo saltare tutto in aria e uccidendo sette agenti. M viene messa in discussione dai vertici e James ritorna perché si sente in dovere di mettere nuovamente al servizio della Gran Bretagna la sua mascolina virilità e la sua cazzutaggine.
Va detto che l’inossidabile è ridotto un po’ una ciofeca, non gli si darebbe una sterlina in mano considerando il sopraffiato e la mira che sfoggia in allenamento, tuttavia M lo reintegra in servizio anche se è ben lontano dal passare i test per tornare operativo... e va bene anche questo.
James va, ribecca il cattivo dell’inseguimento iniziale e lo maciulla con estrema facilità. Trova il supercattivone (Javier Bardem ) e scopre che si tratta di un ex agente (oh cazzo !) una specie di super 007 ante litteram che vuole vendicarsi di M perché lei in un momento critico lo aveva abbandonato in pasto ai cinesi (ci si stupisca di fronte alla simmetrica parabola che unisce le vite di protagonista e antagonista, in una sorta di poetica fratellanza). Bardem racconta una pregevole storiella dalla quale si evince che se metti una massa imprecisata di topi in un una trappola, senza cibo, e li fai mangiare tra loro, gli ultimi due sopravvissuti non mangeranno più cocco, ma carne. Gli ultimi due topi sono metaforicamente Bardem e Craig. E possono mangiarsi tra loro o allearsi contro M. Vabbè, che ve lo dico a fare? James non si allea manco pe' gnente, cattura il supercattivone che viene portato nella sede dell'MI6 e a questo punto… il colpo di genio! Si scopre che Bardem voleva farsi catturare e che tutto ciò faceva parte del suo astuto piano per uccidere M. La quale, precisiamo, non si trova chiusa in un bunker all’interno dell'MI6… ma fuori perché oggetto di un’inchiesta governativa. Quindi Bardem evade facendo un gran casino, se ne va per le vie della city, dove lo aspettano orde di suoi agenti, e assalta la sede del governo in cui si sta svolgendo l'inchiesta, inseguito da un incazzatissimo 007.
Ma perché?! Perché?!!
Ragioniamo un attimo con l'ausilio di un testo didattico.
[estratto dal libro di testo della scuola elementare per spie e agenti segreti] Problema: Sei un super agente scaltro e letale, vuoi uccidere M. Nessuno sa neanche che esisti e che vuoi vendicarti del tuo bersaglio. Come ti comporti?
A) Vieni a Londra in incognito, rapisci M, te la porti dove vuoi e la uccidi con calma.
B) Vieni a Londra in incognito e, a distanza di sicurezza, metti una pallottola in testa al tuo bersaglio usando un fucile di precisione.
C) Non vieni neanche a Londra in incognito, ci mandi un killer prezzolato che faccia tutto il lavoro sporco.
D) Ti fai identificare e catturare di proposito, evadi, mentre tutti ti danno la caccia ti attieni a un piano complicatissimo e rischiosissimo per assaltare la sede del governo dove si trova il tuo bersaglio mentre, contemporaneamente, cerchi di sopravvivere al miglior agente segreto nemico, che vuole farti fuori e dall'MI6 avvertono il tuo bersaglio del pericolo che sta correndo, col rischio che si dia alla fuga prima del tuo arrivo.
E) Ti compri un ukulele, ingrassi di trenta chili e componi inquietanti adattamenti di “Over the Rainbow”
Come si evince dal test, non c’è proprio motivo di creare un piano così complicato, basato su così tante variabili e così soggetto al fallimento. E infatti Bardem fallisce miseramente garantendo agli spettatori un'altra mezzoretta di adrenalina allo stato puro.
Non contento di essere stato raggirato dal geniale piano di Bardem, il secondo topo, James, per mettersi sullo stesso livello del suo antagonista, elabora un secondo piano altrettanto astuto: prende M e la porta nell’avita dimora dei Bond, in una brughiera desertica e nebbiosa dove saranno completamente soli alla mercé del supercattivone e dei suoi uomini.
Mentre la centrale operativa dell'MI6 lascia brandelli di informazioni per condurre il frustratissimo Bardem verso la sua esca, Bond , M e un vecchio guardiacaccia che fa molto old english style, si trasformano in un incrocio tra l’Ateam e Mamma ho perso l’aereo, disseminando la casa di astute trappole mortali. Lo scontro finale è dunque epico e coreografico, ma si conclude comunque con la morte di M, anche se il topo cattivo non ha il tempo di gioirne perché il topo buono lo uccide prima che possa rendersi conto di aver raggiunto il proprio scopo.
Ma, la domanda nasce spontanea, se l’M6 sa dove si trova Bond, avendo fatto in modo di mandarci Bardem, perché lo lascia lì da solo, senza neanche una mitraglietta leggera per difendersi? In base a quale ragionamento fronteggiare volontariamente l’attacco di Bardem, di una decina e passa di scagnozzi e finanche di un elicottero militare, da soli e senza armi dovrebbe essere una scelta vincente?
E' vero, da un certo punto di vista potremmo dire che laddove Bardem fallisce col suo primo piano, riesce Bond, al quale forse, sotto sotto, M stava un po' sui coglioni... ma non credo che il film volesse andare in questa direzione.
La pellicola finisce dunque così, lasciandoci questo angoscioso interrogativo: se Craig e Bardem sono i più astuti agenti in circolazione, di cosa saranno mai capaci gli altri?
Alla fine, l’unica cosa veramente buona di questa storia, è che nel caso ci trovassimo su un’isola piena di topi, sappiamo come disfarcene, stando attenti agli ultimi due però, perché, come abbiamo potuto costatare, sono in grado di elaborare arguti piani dalla portata davvero catastrofica… io vi ho avvisati.

sabato 23 giugno 2012

Lo sguardo del Tamarro


C’è qualcosa di unico nello sguardo torbido con cui il tamarro arrapato esamina una donna. Non si tratta solo della fissità: il tamarro stupido esibisce spesso una certa staticità della pupilla dovuta sostanzialmente alle sue ridotte capacità mentali. Ma quando il suo sguardo si fissa su un esemplare femminile piacente, o anche non piacente, ma sufficientemente scollacciato da risvegliargli l’ormone, il tamarro sviluppa una vitrea fissità del tutto particolare.
Egli deposita quello sguardo con millimetrica precisione esattamente al centro delle tette della fanciulla, e non lo smuove più per svariati minuti. Non sorride mai, il tamarro, durante questo tipo di approccio. Non c’è nulla da ridere… si tratta di una cosa seria. Il suo guardo è grave, serio… quasi minaccioso e sembra voler dire alla fanciulla (e a tutto il mondo circostante) che se non fosse per trascurabili leggi comportamentali universalmente riconosciute (e perché lo stupro è ancora inspiegabilmente considerato illegale) lui la possiederebbe lì, seduta stante, dando luogo ad una performance sessuale stratosferica in grado di far scoprire, forse per la prima volta, alla fortunata beneficiaria di cotanto maschio, cosa voglia dire fare sesso con un vero uomo. Vale a dire con lui.
A poco importa il fatto che, quasi sicuramente, quello stesso tamarro, chiamato eventualmente e miracolosamente a passare alle vie di fatto, si produrrebbe in una breve, vana, confusa e rumorosa prestazione del tutto insoddisfacente per qualsiasi tipo di partner, perché egli, comunque, non ne sarà mai consapevole, convinto com’è dei propri mezzi e della propria sapiente arte amatoria affinata in ore e ore di approfondimento teorico su youporn.
Parla anche, il tamarro, per sottolineare il suo indiscusso apprezzamento per le tette e per colei che incidentalmente le “trasporta”, ma non essendo l’eloquio il suo punto forte, spesso il massimo che riesce ad articolare sono frasi tipo “uà, e comm’ stai bella oggi!”. Del resto non è quello che conta. Non sono le parole, ma lo sguardo, la sua arma segreta. Uno sguardo che ha in sé l’epicità e la drammaticità di un amore incompiuto (per fortuna), di una passione che avrebbe potuto essere, e che, non per colpa del tamarro, ma per la stupida e inspiegabile ritrosia della donna, resterà inespressa, dovendo forse trovare uno sfogo meno poetico e meno consono in una consolatoria manipolazione solitaria.
C’è l’ingiustizia del mondo, condensata in quello sguardo sgranato, insaziabile e insaziato, che vorrebbe ma non può e che a stento riesce a capacitarsi del perché questa cosmica tragedia si debba compiere ogni volta, ineluttabilmente, nonostante il suo encomiabile impegno.
Come possa, una vera donna, restare indifferente a quel suo sguardo penetrante (almeno lui, lo sguardo lo è, su questo non ci piove), come possa, con tanta insensibilità, ella voltargli le spalle e andar via, sottraendogli non solo la possibilità di una torrida scopata, ma anche la vista della “latteria” che aveva dato un senso al vuoto esistenziale di una giornata grigia e priva di calcio  è qualcosa che il tamarro non potrà mai comprendere.
Forse la risposta è tutta lì, nella deprimente ma ineluttabile considerazione che, ahimè, le vere donne a differenza dei veri uomini, non esistono più.
Forse…

mercoledì 18 aprile 2012

Battleship

Cioè... gli ammeriggani so' forti ragazzi... so' forti che ogni volta che qualche stronzo di alieno viene qui pensando di fare il bullo... c'hai presente? Tipo: “Giao so' l'alieno, c'ho la tecnologgìa io, ma una tecnologgìa che voi manco sapete che robba che c'ho, perché so' alieno, e vi faccio un culo quanto Piazza di Spagna, e col vostro pianeta mi ci pulisco le natiche e poi lo accartoccio e lo ficco in un buco nero (di quelli spaziali ovviamente), e lo faccio così, perché mi va, e perché posso, perché c'ho la tecnologgìa e voi non c'avete un cazzo!”
C'hai presente 'sto tipo di alieno, no? È un classico.
Beh questo arriva, con la sua astronavona grande come Manhattan, si guarda intorno con aria altezzosa, e comincia a far saltare tutto in aria.
Ma non è che faccia saltare solo le basi militari, o solo le capitali, No, lui fa saltare proprio tutto, con accanimento... e se può prendersela con la tour eiffell, col colosseo o con qualche altro bel monumento, lo fa volentieri, un po' perché si capisce che a lui gli esseri umani gli fanno proprio schifo, ma proprio schifissimo. Ma, per capirci, più di quanto a un pensionato, possa far schifo Monti in questo momento... molto di più! E un po' perché anche agli ammeriggani fanno schifo il colosseo e la tour eiffell, perché loro non c'hanno storia antica e allora se possono, si sfogano con quella degli altri, almeno nei film, ma questa è un'altra storia.
Comunque, mentre ancora le gente cerca di capire che sta succedendo, gli alieni, in men che non si dica hanno raso al suolo mezzo pianete. E sembra che non ci sia niente da fare... perché 'sti alieni so' forti e ce l'hanno davvero la tecnologia.
Solo che gli alieni sono sempre un po' sboroni, tendono a darsi tutte quelle arie “io faccio... io dico” ma sottovalutano sempre 'sti cazzo di ammeriggani, che sono la più grandissima nazione di questo pianeta, perché pure se li schiacci sotto ai piedi e gli fai le puzze in testa, loro si rialzano sempre (non come i pensionati che con le puzze di Monti ci restano secchi).
'Sti Ammeriggani so' indomiti. E alla fine ci fanno sempre il culo agli alieni. Un modo lo trovano. O c'hanno il presidente che pilota gli aerei, come in indipendence day, o c'hanno i cow boy che si alleano coi pellerossa, o c'hanno il virus del raffreddore... mo, c'hanno pure le corazzate in disarmo che al massimo so' buone per affondare le navi della Costa Crociere (che quelle a picco ci vanno anche da sole).
Uno normale direbbe “cazzo ci faccio con la corazzata in disarmo? E' andata male, hanno vnto loro, tanto vale che mi arrendo”. E invece no, se ci metti Taylor Kitsh sulla corazzata da rottamare, quello si allea con l'amico giapponese, e spara in bocca agli alieni lasciandoli carichi di meravigliata meraviglia!
“Ma come... io so' l'alieno, c'ho la tecnologgìa de 'sta minchia... che in 30 secondi t'ho fatto fuori due cacciatorpediniere senza neanche sudare sotto le ascelle... e tu mi batti con la corazzata?!?!”
E Taylor je dice: “sì, perché a noi ammeriggani nun ce devi rompe' li goglioni!!!”
Cazzo che forza.
A volte vorrei essere un alieno... ma uno di quelli veri.