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venerdì 12 maggio 2017

Una Parola al Giorno (o quasi): DESIDERI

Guerre Stradali

Caro amico, lo so, il mondo non è come lo vorresti.
Se dipendesse da te, in questo momento non saresti al volante di un'auto di merda, sull'autostrada, intimamente castrato nella tua mascolinità da limiti di velocità imposti da legislatori cacasotto e tendenzialmente dediti a passatempi di tipo sodomita.
Se il mondo fosse come lo desideri, tu piloteresti un caccia spaziale, sfrecciando nell'immensità dello spazio, pronto a incenerire i nemici a colpi di laser. Libero di combattere per la ribellione o per l'impero, a seconda di come ti girano. Libero di spingere il tuo apparecchio alla velocità della luce, verso l'infinito e oltre. Libero, tanto per farla breve, di fare il cazzo che ti pare.
Probabilmente è proprio per questo motivo che, incollato al mio sedere (metaforicamente parlando, s'intende), usi gli abbaglianti di quel cesso di auto che ti ritrovi al pari dei laser di un x-wing, con l'unico risultato che, non potendomi incenerire fisicamente, incenerisci i miei coglioni.
E lo so, se il mondo fosse come tu lo desideri, questi abbaglianti di chi t'è stramuorto avrebbero il potere di farmi sparire dalla strada, punendomi in modo esemplare per aver avuto l'ardire di rispettare i limiti di velocità, e tu potresti involarti verso qualunque sia la tua destinazione finale anche se, come puoi immaginare, io ne avrei una da suggerirti che potrebbe, forse, non piacerti, ma sarebbe perfetta per te.
Ma la triste realtà è che tu e i tuoi sfarfallanti abbaglianti non riuscirete a liberarvi di me, perché il tuo non è un caccia stellare e tu non sei Luke Skywalker, ma solo un povero stronzo.
Caro amico... il mondo non è come lo vorresti, e non è neanche come lo vorrei io...

sabato 19 dicembre 2015

Una parola al giorno (o quasi): DELUSIONE

ATTENZIONE CONTIENE SOLO SPOILER

Dunque ricapitolando…

C’è un attacco delle mitiche sturmtruppen che, finalmente s’è capito, non indossano l’armatura per proteggersi dai colpi avversari (e, infatti, appena li colpisci muoiono) ma per muoversi peggio e avere una scarsa visuale che permetta loro di non colpire mai i bersagli a cui sparano e di non vedere i nemici che si nascondono a tre metri da loro.

Nel corso dell’attacco viene fatto prigioniero un membro della resistenza che verrà torturato per rivelare i propri segreti ma, prima di essere preso, riesce a nascondere dei documenti di vitale importanza in un robottino che fugge nel deserto.

Le forze imperiali sono condotte da una specie di Sith mascherato e un generale che non vanno molto d’accordo tra loro.

Il robottino incontra una persona semplice, fondamentalmente buona e onesta che si prende cura di lui.

Le Sturmtruppen calano alla ricerca del robottino e distruggono tutto.

Ma il robottino e la persona riescono a fuggire (con l’aiuto dell’unico personaggio nuovo della saga).

Dopo alcune peripezie i nostri eroi si imbattono in un contrabbandiere spaziale a cui dei malviventi sordidi danno la caccia perché non ha pagato i suoi debiti.

Dopo un’amena gita su un pianeta erboso e in una specie di bar intergalattico dove si trova un po’ di tutto, i nostri trovano una spada laser antico cimelio appartenuto a un cavaliere Jedi.

Il nostro personaggio semplice, umile ma tanto coraggioso, intanto, consolida un profondo legame nei confronti di Han Solo che le (ah già non l’avevo detto, è femmina) ricorda il padre che non ha mai conosciuto.

Per movimentare un po’ il tutto è più o meno a questo punto che c’è la prima grande rivelazione, dopo “Io sono tuo padre” è il momento di “Io sono suo figlio” che troverà  poi compimento probabilmente nel finale di questa terza trilogia con “Noi siamo cugini” e “Quello è zio Salvatore”.

E’ il momento di un altro po’ di laserate che fanno sempre bene all’umore e il cattivone cattura la ragazza che quindi va assolutamente salvata.

Almeno il robottino con le informazioni è stato recuperato, ma la soddisfazione è di breve durata perché i cattivoni hanno un’arma dalla portata inimmaginabile: una specie di pianeta motorizzato che spara raggi laser da un buco laterale e che distrugge i pianeti come se fossero bruscolini.

Guarda il caso il primo attacco fa saltare il pianeta baluardo della repubblica, il prossimo colpirà i ribelli.

Ma questo gigantesco planetoide ha un punto debole, basta disattivare gli schermi deflettori e poi concentrare gli attacchi in un singolo punto raggiungibile pilotando attraverso una specie di corridoio stretto e lungo.

Han Solo e company decidono che faranno saltare gli schermi deflettori per consentire all’attacco dei caccia di andare a buon fine e, nel frattempo, tanto per gradire, progettano di salvare la ragazza.

E’ il momento di quei simpatici cazzoni della ribellione, che con i loro apparecchietti da quattro soldi attaccano le forze imperiali carichi di coraggio (che è l'unica cosa di cui dispongono in quantità visto che di caccia ne hanno solo una dozzina) perché la loro specialità è far saltare in aria gigantesche stazioni spaziali planetarie (è praticamente la loro unica funzione da sempre).

Qui, tra l'altro, ricompare a "sorpresa" il ribelle catturato dal primo ordine, evaso e poi dato per morto nel deserto a non si sa quanti anni luce di distanza.
Eccolo scendere da un caccia stellare, tutto sorridente, come se niente fosse, decisamente poco preoccupato di essersi completamente dimenticato della missione importantissima che stava conducendo all'inizio del film.
La sua ricomparsa viene spiegata con una certa faciloneria che potrebbe essere riassunta in questo breve scambio:

"Ehi sei vivo! Ma dov'eri finito?"
"Beh sono stato sbalzato fuori dall'apparecchio e mi sono ritrovato da solo in mezzo al deserto. Allora ho usato un passaporta e sono finito a Hoghwarts. Da lì ho preso un grifone e sono tornato alla base dei ribelli".
"Ah ok... tutto chiaro allora..."

Lo scontro incredibilmente si protrae, nonostante la disparità di forze.

Nel frattempo Han Solo e company salvano la fanciulla, disattivano gli schermi deflettori, compromettono la stabilità del “come-cazzo-si-chiama” del planetoide, poi però arriva il cattivone. Han lo “affronta” e viene ucciso davanti agli occhi della fanciulla che vede morire l’unico straccio di figura paterna incontrata in vent’anni.

Il cattivone si becca una laserata ma è ancora abbastanza pericoloso. Affronta in duello prima l’amichetto della ragazza, che non ha mai combattuto con una spada laser e che quindi, anche di fronte a un mezzo sith ferito  e depresso, dovrebbe durare 10 secondi. Invece i due si scambiano un po’ di colpi prima che l’eroico ribelle abbia la peggio.


Ma ecco che, alla faccia del training di Yoda, e del fatto che Mace Windu non volesse addestrare gente sopra i 9 anni perché troppo grandi, questa sorprendente fanciulla impara da sola a usare tutti i poteri di un jedi nell'arco di un paio d'ore e le suona di santa ragione a quello che, a questo punto, merita di essere iscritto negli annali della jeditudine, come la più grande pippa della storia.

Intanto i nostri cazzoni della ribellione hanno fatto il loro sporco lavoro (prevalentemente morire) e il planetoide zompa in aria.

La nostra fanciulla parte alla ricerca di Luke e lo trova nella patria di origine dei Jedi situata su un pianeta che sembra proprio la… Terra?

Ma non era tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana?

Tutto finisce col mitico faccia a faccia tra Luke e la sua nuova adepta e, forse, figlia.


Niente da dire, uno sviluppo davvero originale… 

PS. dimenticavo che una nota positva c'è: per lo meno in questo film non ci sono gli ewok.

mercoledì 18 aprile 2012

Battleship

Cioè... gli ammeriggani so' forti ragazzi... so' forti che ogni volta che qualche stronzo di alieno viene qui pensando di fare il bullo... c'hai presente? Tipo: “Giao so' l'alieno, c'ho la tecnologgìa io, ma una tecnologgìa che voi manco sapete che robba che c'ho, perché so' alieno, e vi faccio un culo quanto Piazza di Spagna, e col vostro pianeta mi ci pulisco le natiche e poi lo accartoccio e lo ficco in un buco nero (di quelli spaziali ovviamente), e lo faccio così, perché mi va, e perché posso, perché c'ho la tecnologgìa e voi non c'avete un cazzo!”
C'hai presente 'sto tipo di alieno, no? È un classico.
Beh questo arriva, con la sua astronavona grande come Manhattan, si guarda intorno con aria altezzosa, e comincia a far saltare tutto in aria.
Ma non è che faccia saltare solo le basi militari, o solo le capitali, No, lui fa saltare proprio tutto, con accanimento... e se può prendersela con la tour eiffell, col colosseo o con qualche altro bel monumento, lo fa volentieri, un po' perché si capisce che a lui gli esseri umani gli fanno proprio schifo, ma proprio schifissimo. Ma, per capirci, più di quanto a un pensionato, possa far schifo Monti in questo momento... molto di più! E un po' perché anche agli ammeriggani fanno schifo il colosseo e la tour eiffell, perché loro non c'hanno storia antica e allora se possono, si sfogano con quella degli altri, almeno nei film, ma questa è un'altra storia.
Comunque, mentre ancora le gente cerca di capire che sta succedendo, gli alieni, in men che non si dica hanno raso al suolo mezzo pianete. E sembra che non ci sia niente da fare... perché 'sti alieni so' forti e ce l'hanno davvero la tecnologia.
Solo che gli alieni sono sempre un po' sboroni, tendono a darsi tutte quelle arie “io faccio... io dico” ma sottovalutano sempre 'sti cazzo di ammeriggani, che sono la più grandissima nazione di questo pianeta, perché pure se li schiacci sotto ai piedi e gli fai le puzze in testa, loro si rialzano sempre (non come i pensionati che con le puzze di Monti ci restano secchi).
'Sti Ammeriggani so' indomiti. E alla fine ci fanno sempre il culo agli alieni. Un modo lo trovano. O c'hanno il presidente che pilota gli aerei, come in indipendence day, o c'hanno i cow boy che si alleano coi pellerossa, o c'hanno il virus del raffreddore... mo, c'hanno pure le corazzate in disarmo che al massimo so' buone per affondare le navi della Costa Crociere (che quelle a picco ci vanno anche da sole).
Uno normale direbbe “cazzo ci faccio con la corazzata in disarmo? E' andata male, hanno vnto loro, tanto vale che mi arrendo”. E invece no, se ci metti Taylor Kitsh sulla corazzata da rottamare, quello si allea con l'amico giapponese, e spara in bocca agli alieni lasciandoli carichi di meravigliata meraviglia!
“Ma come... io so' l'alieno, c'ho la tecnologgìa de 'sta minchia... che in 30 secondi t'ho fatto fuori due cacciatorpediniere senza neanche sudare sotto le ascelle... e tu mi batti con la corazzata?!?!”
E Taylor je dice: “sì, perché a noi ammeriggani nun ce devi rompe' li goglioni!!!”
Cazzo che forza.
A volte vorrei essere un alieno... ma uno di quelli veri.

martedì 15 aprile 2008

Musica, parole... e culi: intervista a Dario Carraturo

D:        Allora, signor Carraturo, in più di un'occasione lei ha dichiarato che senza musica non saprebbe vivere, la domanda quindi è quasi d'obbligo: cos'è per lei la musica?
R:         Oh… ecco, mmmh… bella domanda.


D:        Ci dia una bella risposta, allora…

R:         Vediamo… potremmo dire… (esita con lo sguardo perso nel vuoto ndr)

D:        Coraggio, lo dica pure con parole sue.
R:         Spiritoso. Non lo so, la prima cosa che mi viene in mente?

D:        Spari.
R:         Allora diciamo che la musica è una di quelle cose per cui vale la pena vivere.

D:        Accidenti…
R:         Eh sì.

D:        Una cosa importante allora.
R:         Abbastanza.

D:        Vogliamo chiarire il concetto?
R:         Se non se ne può fare a meno…

D:        Chiariamo che è meglio. Si fidi…
R:         Ok allora mettiamola così: immaginiamo per un attimo che non ci sia assolutamente niente dopo la morte…

D:        Che pensiero deprimente.
R:         Assolutamente, ma è solo per fare un esempio. Voglio dire, io mi auguro fermamente che non sia così. Ci spero in qualcosa dopo la morte… qualsiasi cosa. Ma, ipotizziamo, invece, che con la morte finisca tutto…

D:        Ok… in questo caso direi che sarebbe una bella fregatura.
R:         Esatto. E la prima cosa che viene naturale chiedersi è: ma a che serve allora tutto questo… vivere? A niente! Tanto dopo una manciata di anni finiamo per dissolverci nel nulla, no?

D:        Vabbè passiamo alla seconda domanda?
R:         No no… arrivo subito al punto. Quando mi prendono questi pensieri, come ha detto giustamente lei, un po' deprimenti, la risposta vagamente consolatoria che riesco a darmi è che comunque, per quanto destinato eventualmente (ma speriamo di no) a scomparire. Ci sono alcuni momenti, ed alcune cose, nella vita, che anche se non sono in grado di dare un vero e proprio senso al tutto, lo rendono, se non altro, degno di essere vissuto. Una di queste cose, secondo me, è la musica…

D:        Lei è un vero ottimista.
R:         Me lo dicono tutti.

D:        E perché, tra tutte le forme d'arte, proprio la musica?
R:         Boh, non lo so. Perché mi entra subito in circolo, probabilmente. Ho sempre avuto un legame piuttosto stretto con la musica fin da piccolo. Sa, mio padre era tenore e mi portava in turnè con lui. Sono cresciuto a botte di Tosca, Lucia di Lammermoor, Trovatore etc etc… Di base sono abituato ad essere accompagnato sempre da una colonna sonora, capisce? Il silenzio non mi è congeniale. E poi, riflettendoci, credo che ci sia un legame abbastanza forte tra quello che faccio io, cioè scrivere… e fare musica.

D:        In che senso scusi?
R:         Beh ci pensi un attimo… lo scrittore cos'è se non un musicista delle parole?

D:        Oddio, questa frase a effetto se l'era preparata in anticipo, lo ammetta.
R:         No no… giuro. Mi è venuta fuori in modo estemporaneo, ma più ci penso e più mi convinco che è così. Mi segua…

D:        Dove?
R:         Nel ragionamento…

D:        Ah certo! Scusi…
R:         Allora: una singola nota, presa a sé stante, non rappresenta niente, giusto? E' solo una nota! Do… Mi… un suono senza un perché. Ma nel momento in cui prendi quella singola nota e la metti insieme ad una manciata di altre note, e lo fai nel modo giusto… crei musica.

D:        Sì, mi sembra abbastanza corretto.
R:         Beh, con le parole è lo stesso. Prendi una sola parola e non vuol dire niente. Ma se la combini nel modo giusto con altre parole…

D:        Fico questo parallelo…
R:         Grazie. Quindi, come vede… un musicista ed uno scrittore fanno la stessa cosa.

D:        E lei è…?
R:         Uno scrittore!

D:        Sì certo, mi scusi.
R:         Comunque, alla fine tutto questo non c'entra un tubo con la domanda che mi ha fatto, era solo per chiarire che sento istintivamente un legame abbastanza intenso con chi fa musica. E quando le note sono quelle giuste, mi emoziono sempre.

D:        E a parte la musica?
R:        Eh?

D:        C'è qualcos'altro per cui vale la pena vivere?
R:         Uh… sì certo. Voglio sperare di sì. Un mucchio di cose…

D:        Per esempio?
R:        Beh… tanto per fare un esempio, il primo bacio ad occhi chiusi. E' uno di quei momenti che hanno un certo "significato"… e poi… anche la prima volta che… insomma ha capito no? Quella prima volta lì… sempre che sia venuta bene, altrimenti la seconda. Poi, tenere il proprio figlio tra le braccia, assolutamente. Ed anche la prima volta che ti si addormenta addosso… il sorriso della donna che ti ama…

D:        Il primo tramonto o la prima alba?
R:         Anche, per alcuni. Non per me…

D:        Cioè, a lei l'alba… non fa effetto?
R:         No no, naturalmente mi piace. E' bella l'alba, solo che il sole tende a sorgere un po' troppo presto per i miei gusti. Ed il tramonto è un po' troppo scontato… si ripete ogni sera, difficile che possa in qualche modo, sorprenderti. Capisce? Quindi sì… l'alba e il tramonto sono fenomeni gradevoli, ma non li eleverei a momenti in grado di rendere, da soli, la vita degna di essere vissuta.  A meno che non capitino in circostanze particolari…

D:        Uh… la credevo più romantico.
R:         Solo perché scrivo non vuol dire che debba essere così scontato.

D:        Già perché il sorriso di una donna che ti ama, invece, è una risposta originale, vero?
R:         Le dirò francamente che lei mi sta un po' sui coglioni.

D:        Sì me lo dicono spesso… vabbè finiamo 'st'intervista, forza. C'è qualcos'altro da aggiungere all'elenco? Per esempio, mi dicono che lei vada pazzo per gli yoyo.
R:         Sì mi piacciono, ma non li considero così importanti.

D:       Ma come le è venuta questa fissa?
R:         Non vuole saperlo davvero, mi creda.

D:        Ok ok... quindi, nient'altro da aggiungere?
R:        Beh un  bel culo… per esempio.

D:        Un culo?
R:         Beh sì… ma non un culo qualsiasi… cerchiamo di capirci…

D:        Un culo è un culo!
R:         Eh no! Esistono alcuni culi che sono speciali. Te li trovi davanti e sono come… apparizioni. Sono in grado di azzerare qualsiasi processo cerebrale… resti lì, imbambolato, a guardarli…  e capisci di essere fortunato ad essere lì…

D:        Ho capito...
R:        Perché vede... molti  sono fissati con le tette grosse. Chiariamoci, non che le tette non mi piacciano. Mi piacciono  eccome!

D:        Le si sta facendo lo sguardo vitreo, lo sa?
R:         Stia tranquillo, è tutto sotto controllo.Volevo solo precisare che, secondo me, un bel culo è molto più difficile da trovare, rispetto a un bel paio di tette.

D:        Ho capito… vabbè direi che possiamo chiuderla qui…
R:         Ho toppato?

D:        No è che… stava andando davvero molto bene. Quella faccenda delle parole e delle note, mi era piaciuta…
R:         Bella vero?

D:        Sì peccato che poi abbia tirato in ballo i culi…
R:         E' stato più forte di me.

D:        Allora… arrivederci.
R:         Aspetti!

D:        Sì?
R:         Volevo dirle delle Lacrime della Terra…

D:        La prego, non possiamo tirare in ballo ogni volta il suo libro…
R:         Lo so, ma è molto bello. Sa com'è nata l'idea? Ehi!? Aspetti… dove va? Guardi che non è carino comportarsi così… voglio dire, io in quel libro c'ho messo l'anima… e su, mi faccia una domandina sulle lacrime della Terra! Per piacere!

D:        Arrivederci.
R:         Chiunque lo voglia comprare, bisogna provare online...

D:       Arrivederci!
R:       E' inutile cercarlo in libreria, solo su qualche sito tipo IBS!

D:       Arrivederci!!!
R:        Gnhhh...

mercoledì 9 aprile 2008

Le Lacrime della Terra

lacrimeKeiar non ha un nome… non lo ricorda. Ed anche se ne avesse avuto uno, gliel'avrebbero tolto i segugi quando lo hanno catturato e rinchiuso nel campo di concentramento per mutanti, sostituendolo con una sigla KR- 45768-HG o più semplicemente: Keiar, appunto.

Jon, invece, il suo nome preferirebbe dimenticarlo, ed è quello che cerca di fare ubriacandosi ogni sera, dopo aver spacciato i chip neurali di contrabbando prodotti dalla sua socia, l'hacker Bliss Rogers.

Kenshiro Miura ha un nome che sa di non poter dimenticare. Un nome che esige un pesante tributo e che ha influenzato ogni azione da lui compiuta. Un nome che chiede prepotentemente vendetta contro Tokugawa Ieyasu, il vecchio leader della Tokugawa Corporation, l'uomo più potente ed ambizioso del pianeta.

Tejran ha un nome che non è mai stato pronunciato da una voce umana, perché lui è un avatar, un essere composto prevalentemente da dati elettronici, e vive la propria esistenza relegato nello sconfinato eppure angusto universo virtuale creato dagli uomini che prende il nome di Virtual Web.

Morgan ha un nome che incute paura e rabbia. Un nome che sa di morte. Il nome del più sanguinario pirata che abbia mai solcato lo spazio saccheggiando e depredando ogni astronave che gli sia mai capitata a tiro, in attesa di calare come un vento devastante su Marte per uccidere l'uomo che più odia al mondo, il governatore William Blake.

Le Lacrime della Terra è il mio primo romanzo.  Chi fosse interessato può cercarlo online... non è proprio facilissimo da reperire, ma un piccolo sforzo potete anche farlo...