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venerdì 16 giugno 2017

Una Parola al Giorno (o quasi): Sinergia

Azione combinata e contemporanea, collaborazione, cooperazione di più elementi in una stessa attività, o per il raggiungimento di uno stesso scopo o risultato, che comporta un rendimento maggiore di quello ottenuto dai varî elementi separati... [cit. TRECCANI]

Detta così la sinergia sembrerebbe una cosa positiva. Ma poichè l'essere umano è pur sempre una mezza merda, ha trovato il modo di applicare il concetto di sinergia anche laddove non  ce ne sarebbe  stato bisogno, ottenendo risultati decisamente deprecabili ma, intuile dirlo, molto efficaci.

Uno dei più mirabolanti esempi  di questo tipo di sinergia lo possiamo ritrovare quando la malafede incontra la stupidità, perché quello è il momento in cui le bufale nascono, crescono e si diffondono.
Basta aprire facebook per rendersi conto di quanti individui siano pronti a  condividere con soddisfazione, indignazione e anche un po' di sordido godimento, le più  assurde puttanate, senza rendersi conto di essere solo dei burattini  in mano a un manipolo di disonesti che strumentalizzano la  loro creduloneria.
Detto questo volevo solo aggiungere che, personalmente, io sto  con  la Boldrini, anche perché è  la sorella di  Jessica Jones...

domenica 25 settembre 2016

Una parola al giorno (o quasi): STUPIDITA'

Proprio stamattina ho twittato che "Gli stupidi sono molto più pericolosi dei cattivi: sono più numerosi, agiscono senza una motivazione e, soprattutto, sono imprevedibili." [autocit.].
A questo proposito, e per avvalorare tale affermazione, vorrei portare l'esempio del primo grande stupido della storia dell'umanità: Caino.
Perché Caino? Qualcuno potrebbe obiettare che il primo stupido della storia sia stato Adamo, ma per quanto riguarda lo sfortunato progenitore del genere umano ritengo opportuno ribadire tutte le attenuanti del caso: quando una donna vestita di foglie di fico viene da te e ti propone di mangiare una mela insieme, tu le dici di sì, non ci sono santi (e neanche Dii) che tengano. Chiunque, al posto di Adamo, avrebbe fatto la stessa cosa, e non è una questione di stupidità ma di circolazione sanguigna.
Tornando al buon Caino, invece, qualcun altro potrebbe ritenere il suo un gesto di pura, assoluta cattiveria. Siamo di fronte al primo omicidio della storia, come si può parlare, dunque, di stupidità?
Orbene, per trarre le dovute conclusioni, rinfreschiamoci la memoria e rileggiamo la storia così come viene narrata nella genesi:

Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e disse: «Ho acquistato un uomo dal Signore». 2 Poi partorì ancora suo fratello Abele. Ora Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo.
3 Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore; 4 anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, 5 ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto. 6 Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? 7 Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dòminalo». 8 Caino disse al fratello Abele: «Andiamo in campagna!». Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. 9 Allora il Signore disse a Caino: «Dov'è Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?». 10 Riprese: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! 11 Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. 12 Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra». 13 Disse Caino al Signore: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono! 

Allora... io posso anche capire che quel perfettino di Abele avesse un effetto deleterio sulle appendici sferiche del fratello, e posso capire che Caino soffrisse di un enorme senso di inferiorità, ma per pensare di ammazzare tuo fratello e passarla liscia quando già sai che sarà Dio a occuparsi delle indagini bisogna essere davvero stupidi. 
Ancora ancora avrei capito, se l'azione si fosse svolta ai giorni nostri, nel centro di New York. In mezzo a tutto quel casino si sarebbe potuto quanto meno auspicare in un momento di distrazione del Padreterno, magari temporaneamente concentrato sulla possibilità che Trump diventi presidente degli Stati Uniti. Ma considerando che, all'epoca, la popolazione mondiale era di 4 persone compresa la vittima... l'astuto piano con cui Caino voleva liberarsi della concorrenza appare inevitabilmente il più idiota della storia.
Mentre cercava di discolparsi me lo immagino più o meno così:
"Caino, hai visto Abele?"
"Chi, io?"
"Cai', voi in due siete... se non trovo Abele a chi devo chiedere?"
"A me?"
"Esatto. L'hai visto?"
"Sono forse il guardiano di mio fratello?"
"Quello che sei non te lo posso dire... Caino?"
"Sì?"
<>"Quand'è che hai visto Abele l'ultima volta?"
"Ma non lo so, stava in giro con una capra... forse lo sa lei."
<>"Stai cercando di dare la colpa a una capra?"
"Ho sentito che alcune capre sono molto pericolose..."
"Che gli hai fatto?"
"Ma non è che gli abbia  proprio fatto qualcosa... si scherzava, lui stava dicendo che le mie offerte fanno schifo, che tra una braciata di carne e uno sformato vegano non c'è storia e allora io gli ho detto che tutta quella carne morta era inammissibile... poi lui forse potrebbe essere caduto, e io potrei aver inavvertitamente fatto cadere un sasso... un sassetto... chi andava a pensare che uno con la su testa di coccio si sarebbe fatto male! Sono innocente, lo giuro su Dio!"

Se Caino fosse stato cattivo, avrebbe agito in modo più scaltro. Avrebbe fatto in modo di far circolare brutte storie su Abele e le sue capre, gli avrebbe sabotato le offerte o, meglio ancora, avrebbe sacrificato al Signore dei supervegetali geneticamente modificati o chissà cos'altro si sarebbe inventato, ma, il succo della storia, è che se Abele avesse avuto un fratello cattivo, sarebbe morto di vecchiaia. Ecco perché gli stupidi sono pericolosi.

sabato 31 ottobre 2015

Una parola al giorno (o quasi): PAROLE

Le parole sono gratis.
Forse è per questo che nella vita e nei social abbondano e trabordano.
Fiumi impetuosi di parole buttate senza criterio, sparate affrettatamente senza che, dietro, ci sia un pensiero, una volontà di comunicare davvero.
La questione, alla fine, è tutta lì. Perché, alcuni ne saranno sorpresi, ma le parole non hanno un’esistenza autonoma. Non sono autosufficienti. La loro esistenza dovrebbe avere una funzione e quella funzione dovrebbe essere comunicare qualcosa e per voler comunicare qualcosa sarebbe auspicabile che le parole fossero l’espressione di un pensiero più o meno compiuto e che quel pensiero fosse effettivamente un Pensiero e non l’equivalente di una flatulenza prodotta dalle sinapsi cerebrali.
Forse, se le parole avessero un prezzo, si sarebbe portati a pensare, prima di spararle tutt’intorno un po’ a cazzo, ma le parole sono gratis… questo è il problema.

Faccio un paio di esempi banalissimi.

ESEMPIO 1
Amazon Answer.
Quel servizio di domande e risposte per cui, se sto per comprare un articolo su amazon, posso chiedere delucidazioni ai clienti che lo hanno acquistato prima di me.
Poniamo il caso che io stia valutando l’opportunità di comprare un lettore mp3, ma tra le specifiche tecniche non siano elencati tutti i formati supportati, posso accedere al servizio di Amazon e chiedere agli altri utenti: “Sapete dirmi se legge anche i flac?”

E’ quasi matetematico che il primo a rispondere sarà l’utente UNGOBONGO pronto a dire:
“Non lo so, perché io ascolto solo mp3”.
Grazie per la sollecitudine UNGOBONGO, ma mi chiedo: se non lo sai, cosa cazzo hai risposto a fare? Di che utilità può essermi la tua risposta? Non potevi, per esempio, dedicarti a un’attività più produttiva tipo la lobotobia prefrontale che, tra l’altro, non posso escludere a priori ti sia già stata praticata?
Il dramma è che UNGOBONGO non è l’unico. Ci sono orde di UNGOBONGHI pronti a rispondere, tra l’altro cose tipo: “non lo so mi è appena arrivato, devo ancora aprire la scatola…” o “L’ho regalato a mio nipote, quindi non lo so”.

ESEMPIO 2
Forum di fotografia.

Ho scattato delle foto a mio figlio che faceva mountain bike, ma ho avuto problemi nella messa a fuoco. Poiché non sono un fotografo esperto chiedo consiglio come impostare l’af e gli altri parametri per ottenere risultati migliori.


Il fratello di UNGOBONGO, che si chiama CAZZOPARLO, mi risponderà:
“Il problema non è tanto l’autofocus, af-c va bene, e i tempi di scatto che hai usato sono adeguati, ma per il futuro, cerca soggetti più interessanti…
Ora, mio caro CAZZOPARLO, io lo so che tu probabilmente sei un fotografo scafatissimo e super professionale che, se non deve fotografare Valentino Rossi che prende a calci Márquez, non si scomoda neanche a uscire di casa. Le tue foto saranno anche bellissime e forse, se mi avessi dato consigli sulla composizione, per quanto non richiesti, li avrei apprezzati. Ma il soggetto in questo caso è mio figlio, perché non devo partecipare a una mostra fotografica e per me, ti sorprenderà saperlo, mio figlio è un soggetto interessante, quindi spiegami, a cosa dovrebbe servirmi il tuo consiglio?

(apro una parentesi dedicata agli aspiranti fotografi): CAZZOPARLO, se avesse voluto aiutarmi, avrebbe potuto dirmi che, a volte, soprattutto quando ci sono molti elementi di disturbo, è consigliabile usare l'af-c a punto singolo, inseguendo il soggetto, perché con l'af-c dinamico a 9 o a 21 punti c'è il rischio che l'af non centri il soggetto)

In entrambi i casi parliamo di parole inutili. Buttate lì tanto per dar fiato alle trombe e, in questo caso, ai polpastrelli.  Parole che sono perfettamente esemplificative di questa società multimediale  in cui non importa se non hai un cazzo da dire, basta che parli, perché esserci è quello che conta. Nel primo caso assistiamo alla totale assenza di pensiero, nel secondo alla presenza di un pensiero invasivo e presuntuoso, in cui il CAZZOPARLO di turno, generalmente frustrato e in cerca di gloria e autocelebrazione, deve dimostrare di essere migliore di te o, quanto meno, che tu sei una pippa abissale.


Quindi, niente, mi chiedevo… non è che possiamo mettere un prezzo alle parole?

mercoledì 1 luglio 2015

Una parola al giorno (o quasi): OSTINAZIONE

Corridoio della Rai di Napoli. Ci sono tre finestre aperte e una chiusa. 
Una vespa tenta disperatamente di uscire dall'unica finestra chiusa. 
Prova e riprova con la tenacia propria degli insetti che, quel vetro, non riescono neanche a concepirlo. 
Ad ogni rumorosissimo urto la vespa risponde con un ronzio ostinato, quasi rabbioso, e si proietta nuovamente in avanti solo per andare a sbattere violentemente un'altra volta, e ancora... e ancora.
Ecco... certe persone sono come quella vespa.

mercoledì 11 maggio 2011

Una parola al giorno (o quasi): GIUSTIZIA

LA BALLATA DI TONINO ESPOSITO


Tonino era un uomo semplice. Normale, mediocre… come tanti altri insomma.
A guardarlo di sfuggita, mentre camminava in mezzo alla gente, non si sarebbe detto che avesse nulla di caratteristico, nulla degno di nota… a guardarlo di sfuggita.
Ma concedendogli anche solo una seconda occhiata, un minimo più attenta della prima, si capiva subito che quell’uomo aveva qualcosa di speciale: infatti Tonino aveva un piano.
Ma andiamo per ordine.
Tonino Esposito era nato il 14 giugno del 1971 a Napoli, quindi, come i più astuti avranno certamente intuito, nel 2011 (l'anno in cui si svolge la nostra storia) stava per compiere 40 anni.
Questo traguardo non mancava di suscitare in lui una certa inquietudine, soprattutto ricordando il giorno in cui suo padre aveva compiuto gli stessi 40 anni, ed aveva riempito di botte la moglie (nonché madre di Tonino) spiegando poi alla polizia che non aveva potuto farne a meno… era il suo compleanno, aveva 40 anni! Si rendevano conto?! 40 anni e non aveva combinato un cazzo nella sua vita! I carabinieri gli avevano giustamente chiesto cosa c’entrasse questo con l’aggressione ai danni della moglie ed il padre di Tonino aveva candidamente risposto che non c’entrava niente, ma con qualcuno doveva pur sfogarsi, no?
Come dargli torto?
Forse era anche per questo che Tonino non si era mai sposato.
Tuttavia pur senza moglie, qualcosa in comune a suo padre Tonino l’aveva: anche lui non aveva combinato un cazzo. E questo era… spiacevole.
Fu così che un giorno non meglio precisato del mese di maggio del 2011, Tonino formulò un piano… e decise di realizzarlo. E, sempre per questo, un altro giorno non meglio precisato di quello stesso maggio, Tonino si recò a casa di Massimo Scardonazzo, noto ai più con il soprannome di O’Palissandro.
Massimo si era guadagnato quel soprannome in circostanze che risultano ancora poco chiare, ma ai fini del nostro racconto tutto ciò è poco importante. Quello che conta è che qualche anno prima, alla Sagra del Peperone ‘mbuttunato di Chiaiano, il padre di Tonino (da poco uscito di prigione) e quello di Massimo (che ci sarebbe finito di lì a poco), avevano litigato per il possesso di una gigantesca soppressata messa in palio da un salumificio di Pianura. Ne era nata una disputa alquanto accesa che si era conclusa solo qualche ora più tardi, al pronto soccorso del Cardarelli di Napoli, con 16 feriti, 2 contusi lievi e 3 fermi di polizia. Nel caos che era seguito all’evento si erano drammaticamente perse le tracce della soppressata che anche successivamente non era stata mai più rinvenuta nonostante le accanite ricerche dei dipendenti del salumificio.
Ma questa è un’altra storia di cui, semmai, parleremo un’altra volta.
Ai fini del nostro racconto, ciò che conta è che in quella circostanza Tonino fece la conoscenza di Massimiliano O’Palissandro, scoprendo, tra le altre cose, che detto Massimiliano era l’orgoglioso proprietario di un crick non sempre usato per lo scopo per cui i crick sono stati notoriamente progettati. E che il suddetto crick veniva custodito all’interno di un autocarro (usato) con rimorchio (usato anche lui).
Quando, quel giorno imprecisato di maggio, Tonino si reco da O’Palissandro, tutti pensarono che la sua visita fosse legata proprio al crick e all’uso improprio che ne era stato fatto alla Sagra del Peperone. Ma non era così: a Tonino non interessava il crick, a Tonino interessava l’autocarro.
Come è facile intuire O’Palissandro non aveva motivi di simpatia nei confronti di Tonino ed anzi, non sarebbe sbagliato affermare che Tonino gli stava proprio sui coglioni e l’avrebbe volentieri gonfiato come una zampogna.
Era lecito aspettarsi che la situazione sarebbe degenerata in una rissa furibonda, ma non andò così.
Non ci è dato di sapere cosa si siano detti i due in quell’intenso incontro di pochi minuti. Fatto sta che poco dopo il loro incontro, Tonino fu visto allontanarsi vivo, vegeto e sorridente: alla guida dell’autocarro di O’Palissadro.
Il punto, vedete, è che Tonino aveva un piano. Un piano ardito, un piano folle… ma anche glorioso, e per quanto rancore potesse avere O’ Palissandro nei confronti del suo rivale, quel piano era di una bellezza così sublime che mai e poi mai si sarebbe perdonato se non vi avesse partecipato, sia pure solo attraverso il proprio autocarro.
Ma ritorniamo al protagonista della nostra storia.
Tonino, dicevamo, aveva un piano.
Ma non solo.
Tonino adesso aveva anche un autocarro con rimorchio della portata massima di 25 tonnellate di carico.
Se c’era qualcosa che Tonino non aveva, a dirla tutta, era la patente. Forse è anche per questo che lungo la strada il nostro eroe si lasciò dietro una distesa di automobili frantumate. Ma le imprese gloriose ed ardite hanno un prezzo da pagare, e non è sempre detto che quel prezzo lo debba pagare chi partecipa all’impresa.
Tonino aveva un piano dunque, l’abbiamo già detto.
Ed aveva un autocarro.
Non aveva la patente… ma aveva una lista. Una lista di nomi.
Ed è qui che arriviamo al piano di cui si è detto.
Il primo nome della lista era l’ingegner Alfonso Maria Bernascordi, della Chimical Stocazzi Veneta.  In carica dal 1997 al 2002 e responsabile dello smaltimento illegale di 3000 tonnellate di rifiuti tossici in Campania. Il secondo nome era il Dott. Artemiso Altobrandi della Spugnarozza Srl, responsabile dello smaltimento di 2000 tonnellate di fanghi conciari (sempre in Campania ovviamente). Il terzo nome era il Dott. Manlio Allumpani,  amministratore delegato del Gruppo Bresciano Solventi e Solventi Spa, responsabile per altre 4000 tonnellate di rifiuti tossici.


La lista era, ovviamente, incompleta.
Ma era un buon punto di partenza.
E poi c’era il piano, non dimentichiamocelo.
Fu così che durante la notte, l’eroico Tonino, con l’aiuto di pochi altrettanto eroici volontari, caricò tutta la monnezza più nauseabonda che fu in grado di reperire per le strade di Napoli e provincia. Non fu molto difficile… reperirla, s’intende. Caricarla no, invece, fu una smazzata incredibile: ma non si può avere tutto dalla vita e poi… ne valeva la pena.
Tonino caricò, dunque. E poi viaggiò, fino alla regal dimora dell’ingegner Bernascordi, al quale fece omaggio di 5 tonnellate fresche fresche di spazzatura fermentata doc. Fu poi la volta dell’Altobrandi, che aveva una ridente villa sulle colline toscane, con tanto di piscina… a cui Tonino aggiunse approssimativamente 4 tonnellate di pattume assortito. E, infine, fu il turno dell’Allumpani, a cui Tonino elargì generosamente tutto il resto del carico, che finì in parte anche sulla lamborgini e le altre 3 fuoriserie parcheggiate orgogliosamente nel viale.
E mentre Tonino faceva nuovamente rotta verso Napoli, partivano le denunce, ed il passaparola rimbalzava di qua e di là. E il terrore si insinuava nei cuori e nelle menti di chi, a vario titolo, aveva avuto responsabilità nello sversamento selvaggio di rifiuti in Campania.
Alcuni si licenziarono su due piedi e partirono per l’Uzbekistan.
Altri cambiarono nome.
Altri si convertirono e presero i voti (non quelli elettorali, quelli, molti di loro, li avevano presi in precedenza).
Tonino, al suo ritorno, fu accolto da una folla festante e da alcuni rappresentati della legge che, pur con una certa riluttanza, furono costretti a trarlo in arresto.
Tuttavia, lungo il tragitto che portava al commissariato, si persero stranamente le tracce del reo ed ancora oggi si ignora che fine abbia fatto.
Alcuni dicono che viva alle Bahamas accudito e venerato da un gruppo di ragazze avvenenti.
Altri dicono che sia morto eroicamente tentando di portare un ultimo carico ad Arcore.
Ma i più ritengono che sia ritornato a vivere nella sua casetta, proprio lì, a pochi metri dalla discarica di Chiaiano. Ma che, adesso, chissà per quale motivo, non senta più la puzza. O meglio, pare che quella puzza non gli risulti più così intollerabile come avveniva fino a qualche giorno prima.
Ma non è questo il punto.
Il punto è che Tonino aveva un piano e lo ha realizzato, dimostrando a tutti cosa può fare un uomo determinato.
Il giorno dopo, Cosimo Bufarella, orgoglioso proprietario di un Ape Piaggio usato, caricò tutta la spazzatura presente all’angolo tra Via Medina e Piazza Municipio, e partì alla volta della padania nord occidentale. Due giorni dopo, Assuntina Cecere, caricò la station Wagon del marito (che tra l’altro la tradiva con la shampista del coiffeur di fronte) e partì per il Veneto seguita di lì a poco da Gennaro Mazzarella su un SUV rubato. E… come se si fossero messe d’accordo, nei giorni che seguirono, centinaia di persone comuni, galvanizzate dall’esempio di Tonino, partirono verso il nord Italia, ognuna col proprio carico, formando un’orda inarrestabile, al grido di “Per Tonino, e per noi! State attenti, che stiamo arrivando!”
Quindi il punto, se proprio vogliamo trovarne uno, è questo:

State attenti… stanno arrivando.