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domenica 4 giugno 2017

Una Parola al Giorno (o quasi): ASSUEFAZIONE

Ne avevo già scritto in occasione dei mondiali, qualche anno fa,  ne vorrei riparlare oggi, all'indomani della tragica (si  fa per dire,  sono pur sempre napoletano) débâcle della Juventus a Cardiff.
Iniziamo col dire che il calcio mi fa schifo. Non  come gioco in sé,  ma per tutto ciò che rappresenta e perché raccoglie il peggio del genere umano sia in campo che fuori. 
Il calcio mi nausea, dunque, e non  si smentisce mai, ma il calcio è ovunque e quindi, di tanto in tanto, mio malgrado, sono costretto a confrontarmi con esso.
In una di queste infelici occasioni, ieri, durante la finale di champions, ho avuto il "piacere" di assistere alla inqualificabile sceneggiata di quel cialtrone che risponde al nome di Sergio Ramos che, sfiorato da Cuadrado, è precipitato al suolo come fulminato da colpo  apoplettico, rotolandosi  in preda ad atroci dolori e gemendo come una vacca gravida in procinto di sgravare 102 vitelli ipertrofici. Il risultato della sua penosa recita ha prodotto l'ingiusta espulsione del giocatore juventino tra blande  proteste. Anche i commentatori si sono limitati a sottolineare marginalmente la poco sportiva simulazione del buffone madrileno, facendosene  rapidamnete una ragione come  se fosse  parte inevitabile del gioco.
Analogamente, salvo poche  eccezioni, nei vari articoli delle riviste sportive, stamattina, se ne fa cenno  come un evento discutibile ma, tutto sommato, poco rilevante se paraganato alla prestazione di merda della Juventus.
Ecco, per me tuto ciò è inaccettabile.
Un gesto come quello di  Sergio Ramos, inequivocabile nella sua truffandina messa in scena, dovrebbe essere sancito dalle autorità sportive, messo in evidenza con sommo disprezzo da qualsiasi commentatore e da qualsiasi tifoso, finanche dai compagni di squadra, e suscitare una sconfinata e genuina indignazione, perchè si tratta di una grottesca e oltraggiosa truffa non solo ai danni della Juventus, ma di tutti  quelli che amano lo sport.  E non me ne frega niente se il gesto indegno e indecoroso sia stato fatto contro la "rubentus" come  viene chiamata la squadra da noi napoletani (e da altra variegata fauna italica). Non me ne frega della legge del taglione o della cosiddetta giustizia divina. Il fatto è che questo tipo di simulazioni a cui, detto per inciso, Sergio Ramos  non è nuovo, sono VERGOGNOSE e non dovrebbero essere accettate, mai, in nessuna circostanza.
Dovremmo avere ancora la forza di sentirci offesi da un comportamento del genere, invece di accettarlo seppur con fastidio, ma la verità è che siamo drammaticamente assuefatti a questo tipo di mentalità. 
Ci  siamo abituati alle piccole e grandi furberie di questo popolo di mediocri cialtroni che ci circonda. Quelli che se ne fottono delle regole perché tanto la  pasano sempre liscia. Quelli che, sotto sotto, un po' invidiamo, perché fanno tutto quello che noi non abbiamo il "coraggio" di fare, e non ne pagano mai le conseguenze, proprio come il buon Sergio, che adesso, dopo cotanta baldanzosa prestazione, può godersi la vittoria, orgoglioso di aver mostrato a tutto il mondo di che pasta sia fatto. Tanto... giustamente, cosa volete che gliene fotta? Continuerà a guadagnare barche di soldi e a firmare autografi, come se niente fosse...

venerdì 13 giugno 2014

Una parola al giorno (o quasi): DISONESTA'

Quello che non mi piace del calcio... è il calcio.
Nel senso che le cose che non mi piacciono, permeano il calcio diventandone parte integrante al di là dello sport in sé che, in altre circostanze, sarebbe anche gradevole.
C'è la porta. Anzi due.
C'è un pallone.
Gente che corre, che fa goal.
Fosse tutto lì... andrebbe bene.
Il fatto è che, non so perché, intorno al calcio si condensa tutto il peggio dell'umanità.
E non mi riferisco solo alle tifoserie più accanite. Agli ultras di cui si è tanto parlato nei mesi scorsi.
Mi riferisco proprio all'essenza del gioco del calcio.
Come se 'sto fatto di dover buttare il pallone dentro la porta, a tutti costi, facesse da catalizzatore al magma più disgustoso delle pulsioni umane.
Per carità, non è sempre stato così, lo so.
C'è stato un tempo i cui i calciatori avevano una certa dignità. Gente che sgroppava su e giù per il campo. Senza sponsor, senza calzerotti griffati e senza veline.
Gente che faceva il suo porco mestiere con sincerità e onestà.
Gente che non c'è più.
Adesso le cose sono cambiate. I calciatori sono cambiati e un po' è anche colpa nostra che trattiamo qualsiasi coglione come una divinità, solo perché sa prendere a calci un pallone.
Così il calcio pian piano si è trasformato in una messa in scena delle nostre miserie.
Un fenomeno così esteso, così capillare, da non riguardare solo il grande evento calcistico, quello dove ci sono milioni in ballo, ma il calcio in tutte le sue forme, fino alla partitella del torneo scolastico di quinta elementare, dove i genitori si prendono a botte a bordo campo, mentre i figli li guardano un po' stravolti.
Il fatto è che, diciamocelo, l'essere umano è un po' una schifezza.
Noi cerchiamo di non pensarci, cerchiamo di dimenticarcelo. Ma è così.
L'uomo è capace, saltuariamente (molto saltuariamente) di grandi gesti, di epica passione, di sublime ispirazione artistica, ma molto più spesso, quello che gli riesce meglio sono le piccole miserie, la cialtroneria, l'egoismo e la disonestà.
Tutto questo peggio trova esaltazione e rappresentazione nel gioco del calcio.
Non so perché tra tanti sport il calcio meriti questo primato. Ma tant'è.

E' la perfetta rappresentazione di quello spirito un po' cialtrone, un po' furbo un po' violento di cui il nord Italia accusa il meridione, il nord europa accusa l'Italia intera, ma che a ben vedere alberga in tutte le longitudini e le latitudini.
Quello spirito infingardo per cui, se posso, ti fotto... tanto nessuno se ne accorge, reso ancor più disgustoso dal fatto che ormai, in realtà, con diecimila telecamere che inquadrano ogni angolo del campo di calcio, ce ne accorgiamo tutti...
Ma non ha importanza.L'importante è essere i più furbi.
Ed ecco che, allora, può capitare che alla partita inaugurale dei mondiali, un giocatore della squadra favorita, una squadra piena di campioni, una squadra che, porco cazzo, dovrebbe aver un minimo di orgoglio, frani improvvisamente in area di rigore, guadagnando un rigore assolutamente immeritato. 
E che un altro giocatore, tra i più pagati al mondo, dotato di un enorme talento, vada a tirare quel rigore ed esulti orgogliosamente per una rete segnata che, di fatto, non è che un furto. E che milioni di tifosi brasiliani gioiscano a loro volta per queste prodezze, fieri dei loro giocatori e della loro squadra quando, invece, dovrebbero incazzarsi come bisce appena calpestate da uno scarpone chiodato.
Perché vincere così dovrebbe essere inaccettabile. Dovrebbe essere oltraggioso. Perché vincere così è un po' come perdere.

Ecco perché, a dirla tutta, il calcio mi fa girare i coglioni.