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sabato 28 marzo 2015

Una parola al giorno (o quasi): BELLEZZA (2)





La bellezza fa uno strano effetto agli uomini.
Quando ci troviamo al suo cospetto, ne siamo inevitabilmente soggiogati, perché è qualcosa che non lascia mai nessuno indifferente.
La bellezza è un dono che riscalda la nostra anima e disperde il grigiore della vita, dandoci la forza e la voglia di andare avanti.
E’ qualcosa di immenso. Come il concetto di Dio.
Forse la bellezza è proprio questo, un riflesso che ci parla di Dio. O un suo dono, lasciato cadere con misericordia per rischiarare il nostro cammino.
Forse è proprio per questa convinzione che, in qualche modo, ci convinciamo che la bellezza sia anche forte.
Invincibile, infrangibile… invulnerabile.
Mentre, a ben riflettere, dovremmo renderci conto che ciò che la rende così speciale la è proprio la sua fragilità.
E noi dovremmo proteggerla, sempre. E averne cura, con dedizione, con pazienza, con amore.
Invece, troppo spesso, ci limitiamo a contemplarla, egoisticamente dandola per scontata.
Non solo non la proteggiamo, ma le facciamo deliberatamente del male, convinti come siamo che per il solo privilegio di essere così sfacciatamente “bella”, possa sopportare qualsiasi cosa.

E così commettiamo uno dei più atroci crimini che l’essere umano possa commettere…

mercoledì 26 marzo 2014

Una parola al giorno (o quasi): BELLEZZA 2... e STUPORE... e AMMIRAZIONE... e INVIDIA





Per portare - diciamo - a conclusione, il discorso iniziato parlando de "La Grande Bellezza", vorrei fare un breve cenno a True Detective.
Nella conclusione del quarto episodio di questa eccezionale serie della HBO, possiamo assistere a un intricato piano sequenza della durata di ben 6 minuti.
Si tratta di un notevole virtuosismo registico e molti hanno accolto la cosa con inevitabile ammirazione, ma c'è anche chi dato dello "sborone" al regista che si è voluto cimentare in una tale impresa tutto sommato non indispensabile. In fondo... con due o tre stacchi la scena non avrebbe perso nulla.
Eppure...
Se confrontiamo questa prodezza con quelle di Sorrentino (sì lo so che sono due prodotti completamente diversi) viene spontanea una riflessione:
Mentre in ogni inquadratura de "La Grande Bellezza" emerge prepotente la "mano" del regista, guardando True Detective pochi si sono resi conto di questo piano sequenza. La maggior parte degli spettatori si è limitata a godersi la scena senza "rendersi conto" di cosa sta guardando.
Il piano sequenza conferisce a quei sei minuti una tensione  e un ritmo enormi, ma non ne diventa protagonista. A mente fredda, dopo (molto dopo), lo spettatore può ragionarci su e rendersi conto della portata "tecnica" di ciò che ha appena visto. Ma fino a quel momento si è goduto la scena... e la storia.
Questo a mio modesto parere, è un esempio di regia tecnicamente eccellente, ma non invasiva. Una regia attenta, profonda, suggestiva che non diventa protagonista della storia, ma che ne valorizza ogni aspetto, mimetizzandosi, restando nell'ombra e facendo sì che il pubblico venga risucchiato nel racconto e vi si perda...
True Detective è la dimostrazione di come si possa essere dei registi straordinari senza dover per forza far capolino all'interno delle proprie riprese, ricordando al pubblico quanto si è dannatamente bravi.
Questo è il tipo di regia che preferisco ed è il motivo per cui non ho amato il film di Sorrentino. 

domenica 9 marzo 2014

Una parola al giorno (o quasi): BELLEZZA

Visto che non si può non parlarne, ne parlo anche io.
La Grande Bellezza ha vinto l'oscar. Yeah!
Siam tutti felici e contenti e ci sentiamo più belli.
E' un po' come se la grande bellezza del film avesse una proprietà induttiva in grado di trasferire orgoglio, bellezza e appagamento nei nostri cuori un po' malconci.
E' un po' come se in tanti avessero bisogno di ricoprirsi di un po' di quella bellezza, per non sentirsi brutti. Come se dovessero riempirsene la bocca, per non sentirsi vuoti.
E la maggior parte di quelli che ostentano “la Grande Bellezza” come un vessillo, sono proprio quelli che, normalmente, sguazzano in quella vacuità così ben raccontata nel film.
Quasi per reazione alla discreta massa di persone gongolanti (manco il film l'avessero fatto loro), dall'altra parte, ecco formarsi un'altrettanto cospicua conformazione di persone invidiose e rancorose, pronte a dire “le peggio cose” su Sorrentino e sul suo film - fenomeno questo, tipicamente italiano – perché il suo immeritato successo gonfia i loro cuori di sdegno sdegnoso. 
Personalmente a me il film non è piaciuto particolarmente ma non mi sento, per questo, di trasformarmi in uno sbavante e invidioso detrattore di Sorrentino.

Il film non mi è piaciuto per motivi puramente soggettivi.
Riconosco a Sorrentino una invidiabile tecnica e la padronanza del mezzo ma, per i miei gusti, questo è proprio il suo principale difetto.
Mi spiego.
Quando io vado al cinema, ci vado perché voglio che qualcuno mi racconti una storia. E mentre sto lì, con l'aria un po' da cretino per la verità, imbambolato, nell'oscurità della sala, niente e nessuno deve ricordarmi che sto guardando un film.
La storia mi scorre davanti... e se il film è riuscito, dentro. Punto.
Mentre guardo la Grande Bellezza, invece, sono costantemente consapevole che tutto è filtrato dalla sapiente, estetica visione di Sorrentino. Dietro ogni inquadratura c'è lui, compiaciuto e invadente, a ricordarmi che questo è il suo film. E anche se io ci provo, a dimenticarmene, è praticamente impossibile riuscirci.
Quindi al di là dei contenuti del film, di alcuni dialoghi particolarmente godibili e della bravura (o meno) degli interpreti... io non sono riuscito a tuffarmi nel film perché ogni volta che ci provavo venivo respinto all'indietro.
Alla fine di tutto mi resta un misto incerto di ammirazione per alcune inquadrature, per alcune suggestioni, ma anche di insoddisfazione per la sensazione di aver visto qualcosa di profondamente costruito, pezzo dopo pezzo, in modo fin troppo scientifico.

Per certi versi il problema che ho con Sorrentino è lo stesso che ho con Wes Anderson. Ne riconosco il talento e la genialità registica, ma non è il tipo di regia che apprezzo perché, anziché essere un mezzo per veicolare la storia, diventa essenza stessa della storia che dovrebbe raccontare.
Ma, ribadisco, questo è un problema mio e, la grande bellezza del cinema, è che non esistono valori e giudizi assoluti, né nel bene né nel male...

Oddio, nel male forse sì, ma non è certo questo il caso.